22/02/2012
commento ad un quadro ... Mathis Grünewald
Mathis Grünewald
La tentazione di S. Antonio
La “tentazione di S. Antonio” è opera di Mathis Grünewald, dipinta su una delle ante (265x145 cm) che formano l’altare di Isenheim, uno straordinario complesso pittorico che l’artista tedesco realizzò negli anni 1512-1516 e attualmente si conserva nel Museé d’Unterlinden a Colmar (Francia).
L’opera gli fu commissionata da Guido Guersi, priore del monastero di S. Antonio a Isenheim (Alsazia) nel quale i monaci antoniti praticavano anche assistenza ai malati: nel convento ospedale il ciclo pittorico svolgeva funzione terapeutica e consolatoria insieme: accompagnava infatti i malati nella speranza della loro guarigione e nella fiducia della salvezza. Atanasio, nella biografia di S. Antonio descrive le battaglie del santo contro le tentazioni con queste parole:”Il posto sembrò sconquassato da un terremoto e i demoni, quasi volessero abbattere le quattro mura del ricovero, sembravano voler penetrare attraverso esse e apparire in forma di bestie e di cose striscianti. Il posto si riempì improvvisamente di forme di leoni, orsi, leopardi, tori, serpenti, aspidi, scorpioni…”. Le immagini allucinate del racconto di S. Atanasio hanno probabilmente ispirato la tavola di Grünewald, che non a caso ci appare densa di movimento caotico e ricca di colori molto contrastati. Antonio infatti, col saio blu su veste rossa, è in balia di una torma di esseri mostruosi che lo colpiscono, tormentano e assaltano da ogni parte, trascinandolo per i capelli, bastonandolo, mordendogli le dita che stringono il rosario.“Nel sabba aggrovigliato di demoni che va all’assalto del povero eremita, non si riesce neppure a distinguere a quale ripugnante essere dalla testa mostruosa appartengano le braccia deformi, le zampe, gli artigli che si protendono verso il santo”.
In primo piano a sinistra fa da contrappunto all’immagine del santo la figura di un povero malato incappucciato di rosso: il ventre gonfio, il corpo piagato da pustole e bubboni si contorce in un dolore senza speranza, mentre sul cartiglio bianco sulla destra è scritta la supplica che potrebbe essere applicata sia al dolore morale del santo aggredito dai demoni, sia a quello fisico del povero divorato dal male: “Ubi eras, Jhesu bone, ubi eras? Quare non adfuisti ut sanares vulnera mea?” (Dov’eri buon Gesù? Perché non sei accorso a sanare le mie ferite?). Fanno da sfondo immediato alla scena le rovine di una casa distrutta dall’incendio, allusione al “fuoco di S. Antonio” che i bravi monaci antoniti curavano pressi i loro ospizi. Dalle rovine della casa escono in volo come pipistrelli infernali torme di demoni che l’angelo (Michele) armato di spada si appresta a disperdere. Il dramma si stempera sullo sfondo del cielo limpido dove il Padre Eterno dall’alto guarda la scena e fa intuire che una risposta di pietà c’è alle suppliche dell’uomo tentato e sofferente e che, se l’apparenza del male è impressionante, la realtà del bene è sicura.
23:07 | Commenti (0) | Segnala | |
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